Dopo la partenza mi porto in quota e rapidamente, anzi di colpo e senza preavviso, la visibilità si riduce drasticamente e mi trovo immerso nella nebbia. Decisamente chi riuscirà ad implementare nel simulatore dei passaggi realistici da un tipo di visibilità ad un altro avrà la mia imperitura gratitudine, perchè questo modo “istantaneo” è fastidioso e ben poco realistico.
Volo quindi quasi alla cieca fino all’ora di scendere verso Türkmenabat, vicino al confine uzbeko, preparandomi ad un atterraggio IFR, ma – sorpresa – di colpo il tempo migliora e mi godo la vista della città senza alcun problema.
La resa di questo agglomerato di quasi duecentomila abitanti, sulle rive del fiume Amudarja, è ottima: è difficile da descrivere, ma gli edifici, le piante, il corso d’acqua, insomma l’”ambiente” è modellato in modo che con poca fantasia uno si rende conto di essere in un luogo dell’Asia centrale, con un retaggio sovietico ed un temperamento musulmano. Atterro sulla pista in mezzo ai palazzi, senza problemi di sorta.